Ecco il report di PWC:
“….L’iniziativa Nestlé needs YOUth, offrirà 10.000 opportunità di apprendistato e stage e 10.000 posizioni professionali ai giovani al di sotto dei 30 anni, provenienti da tutti i Paesi europei, entro il 2016.
A titolo di esempio, nei prossimi tre anni, Nestlé creerà nuove posizioni professionali per circa 3.000 giovani in Francia, 2.420 in Germania, 1.250 in Spagna e oltre 1.000 in Italia nel triennio 2014-2016, sia attraverso assunzioni dirette sia con posizioni di stage e tirocinio.
L’impegno di Nestlé in Italia, a partire dal 2014, è di offrire ai giovani sotto i 30 anni oltre 1.000 opportunità in 3 anni, equamente divise fra apprenticeship (tirocini/stage) e contratti a tempo determinato e indeterminato.
Le opportunità di inserimento riguarderanno tutti i settori di business, offrendo un’ampia varietà di possibilità per chi sia interessato alle posizioni professionali disponibili in Nestlé.
Sono coinvolti il settore produttivo, amministrativo, le risorse umane, le vendite, il marketing, il settore finanziario, tecnico e i dipartimenti ricerca&sviluppo.
Come parte integrante del progetto, è inoltre previsto un selezionato gruppo di posizioni specificamente pensate per offrire ai giovani dell’Europa meridionale, l’area più colpita dalla disoccupazione giovanile, la possibilità di realizzare importanti esperienze lavorative all’estero – in Svizzera, Francia, Germania, Austria, Paesi Nordici e Regno Unito.
In più, per avvicinare la scuola al mondo del lavoro, sarà previsto all’interno del progetto un programma di preparazione al lavoro (Readiness for Work), che includerà orientamento professionale, workshop dedicati alla stesura del CV e preparazione al colloquio di lavoro presso scuole, istituti di formazione e strutture Nestlé.
Ecco il link dal sito della Nestlè:
http://www.nestle.it/carriere/progetto-youth-employment
La Ricerca 2013 del Politecnico di Milano, si è posta i seguenti obiettivi:
• monitoraggio del mercato italiano dell’eCommerce attraverso un’analisi puntuale dell’offerta;
• confronto con lo scenario internazionale nei principali mercati occidentali (Europa e USA), emergenti (Brasile, Cina, Russia, …) ed evoluti (Giappone, Korea, …);
• stima degli acquisti in Italia tramite Smartphone e Tablet e comprensione delle evoluzioni in atto;
• identificazione dei modelli multicanale adottati dai merchant italiani, con particolare attenzione ai benefici e alle criticità connesse all’utilizzo congiunto e integrato dei diversi canali (online, fisico, mobile e social);
• individuazione delle principali dimensioni dell’innovazione, attraverso esempi rappresentativi dei trend in atto nell’eCommerce;
• analisi dei servizi logistici a supporto dell’eCommerce B2c;
• comprensione critica delle dinamiche in atto nello scenario nazionale e internazionale delle startup di eCommerce.
Ecco il link per scaricare il report del Politecnico di Milano:
“….Una platea di 35 mila società con le carte in regola per emettere mini-bond.
Sono queste, secondo uno studio di Cerved Group, le dimensioni del mercato potenziale delle obbligazioni di piccolo taglio previste dal decreto sviluppo 2012.
Finora, a meno di un anno dall’entrata in vigore della nuova disciplina, le imprese che hanno emesso questi titoli sono diciotto e le emissioni sono una trentina per un ammontare complessivo di circa tre miliardi.
Ma il bacino di possibili emittenti, definito in base agli scoring e ai rating assegnati dal gruppo attivo nel campo della business information, è molto più ampio.
In base all’analisi di Cerved Group, le società di capitale in questione hanno un fatturato compreso tra i 5 e i 250 milioni di euro, sono ritenute in un’area di sicurezza e di solvibilità dal punto di vista finanziario, e sono esposte verso le banche per 140 miliardi.
Secondo le nuove norme, possono finanziarsi attraverso i mini-bond tutte le società non quotate ad eccezione delle microimprese…”
Ecco il link per scaricare il report della Cerved:
“…Due cuori e una capanna.
Ma se i cuori si infrangono a chi spetta la capanna?
La soluzione (e lo slogan) arriva dal Consiglio nazionale del notariato e sta nei “Contratti di convivenza”.
Le coppie di fatto, anche quelle omosessuali, avranno ora dunque una carta in più per tutelarsi.
Non i Pacs, o i più italiani Dico di vecchia memoria, su cui il nostro Paese è ancora indietro, ma uno strumento in grado di regolare gli aspetti patrimoniali di chi vive more uxorio. P
Questi contratti «non entrano nel merito del rapporto: la disciplina della convivenza spetta al legislatore, i notai regolano la parte patrimoniale».
I contratti di convivenza messi a punto dal Consiglio del notariato si potranno stipulare a partire dal 2 dicembre in tutti gli studi notarili,
Si possono sottoscrivere in qualsiasi momento della convivenza ma possono anche definire rapporti patrimoniali in caso di cessazione del rapporto, evitando discussioni e rivendicazioni al momento della rottura
Contratti redatti dal notaio, non atti “fac simile”, ma tagliati su misura sulle esigenze specifiche dalla coppia e potranno disciplinare i diversi aspetti patrimoniali: i criteri di partecipazione alle spese comuni, i criteri di attribuzione della proprietà dei beni acquistati nel corso della convivenza, le modalità d’uso della casa di residenza, la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali in caso di cessazione della convivenza.
Consentendo di tutelare in questo modo, nero su bianco, la parte debole della coppia. Dal contratto di convivenza nascono veri e propri obblighi giuridici a carico della coppia che lo sottoscrive. E
anche per quanto riguarda i figli sono ammissibili clausole per la definizione dei rapporti patrimoniali su mantenimento e istruzione. Non esiste un costo fisso proprio perché non si tratta di accordi standard ma variabili a seconda delle esigenze.
L’Open day sui “Contratti di convivenza” promosso dall’ordine dei notai si svolgerà il 30 novembre in tutta Italia nelle sedi dei Consigli notarili distrettuali attraverso una serie di incontri informativi dedicati ai cittadini.
Ecco il sito web: