IN ITALIA QUANTI LIBRI SI LEGGONO? Ecco l’ultimo report pubblicato dall’Istat

01 - copertina

Purtroppo continua il trend negativo nella lettura di libri in Italia.

Solo il 40,5% della popolazione ha letto almeno un libro (escludendo i testi scolastici o professionali).

02 - percentuale italiani che hanno letto un libro

 

Gli editori attivi nel nostro paese sono 1.505.

Mediamente ogni editore pubblica 40,7 titoli all’anno.

 

03 - editori attivi

 

Ogni titolo ha una tiratura media di 2.105 copie.

 

04 - tiratura media

 

Nei grandi editori prosegue il processo di digitalizzazione del catalogo.

I piccoli editori devono percorrere ancora molta strada su questo campo.

 

05 - digitalizzazione

Più della metà delle copie pubblicate, ha un prezzo che non supera i 15 euro.

 

06 - fascia di prezzo media

 

La popolazione femminile mostra una maggiore propensione alla lettura.

 

07 - lettura libri uomini e donne

Il Sud Italia legge poco:

– Provincia di Trento: 54,8%

– Calabria: 25,1%

 

08 - lettura dei libri per regione

 

 

 

Per scaricare il report dell’ISTAT, clicca QUI

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GLI ULTIMI DATI SULLA LETTURA IN ITALIA. Scarica lo studio pubblicato dall’Istat

copertina lettura

 

Nel 2015 il 42% degli italiani ha letto almeno un libro per motivi non strettamente scolastici o professionali.

persone 6 anni e più che hanno letto un libro

Il dato appare stabile rispetto al 2014, dopo la diminuzione iniziata nel 2011.

La popolazione femminile ha maggiore confidenza con i libri:  il 48,6% delle donne siano lettrici, contro il 35% dei maschi.

La quota di lettori risulta superiore al 50% della popolazione solo tra gli 11 e i 19 anni e nelle età successive tende a diminuire; in particolare, la fascia di età in cui si legge di più è quella dei 15-17enni.

 

classi di letà lettori

La scuola non basta.

L’ambiente familiare è un fattore determinante.

Si stima che legga libri il 66,8% dei ragazzi tra i 6 e i 14 anni con entrambi i genitori lettori e solo il 30,9% di quelli con genitori che non leggono libri.

La lettura continua ad essere molto meno diffusa nel Mezzogiorno.

Nel Sud meno di una persona su tre (28,8%) ha letto almeno un libro mentre nelle Isole i lettori sono il 33,1%, in aumento rispetto al 31,1% dell’anno precedente.

ripartizione centro nord sud

 

I “lettori forti“mostrano anche un elevato consumo di prodotti culturali.

 

consumi conulturali

Sono stimate in 4,5 milioni le persone che hanno letto e-book negli ultimi tre mesi: l’8,2% della popolazione complessiva.

Purtroppo l’Italia rimane indietro rispetto agli indici di lettura nei paesi OCSE.

literacy italia

Per scaricare lo studio dell’Istat, clicca QUI

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QUANTO RIMANE AGLI AUTORI DEI CONTENUTI CULTURALI PUBBLICATI ON LINE? Scarica la ricerca pubblicata da Roland Berger e SIAE

copertina roland

 

La ricchezza generata dai contenuti culturali non torna in misura ragionevole a chi ha contribuito a crearla: gli autori.

In Italia c’è un value gap di almeno 369 milioni per chi crea”.

Lo ha detto il Presidente Designato Filippo Sugar in occasione della “puntata zero” di Hackathon 2016, il Festival globale dell’economia digitale presentato a Trani il 21 novembre.

In questa occasione, sono stati presentati i risultati di uno studio sostenuto da SIAE e realizzato da Roland Berger sul tema “Il contenuto culturale nell’ambiente online”.

dalla vecchia alla nuova modalità

La ricerca analizza il modello di business degli intermediari tecnici e il “divario nella generazione di valore”, ovvero il value gap.

mappaturaintermediari

Lo studio è stato commissionato dalla Società Italiana degli Autori ed Editori con l’obiettivo di stimare l’impatto sui ricavi degli intermediari tecnici (motori di ricerca, aggregatori di contenuti, social network, servizi cloud) legato ai contenuti culturali.

creazione esplicita di valore

Il documento ha messo in evidenza che il 27% del valore dei  consumi culturali (pari a 369 milioni di euro) non viene trasferito agli autori.

impatto in italia

In Europa la percentuale è del 23% e il valore non trasferito agli autori è pari a 4.980 milioni di euro.

 

impatto in europa

Sugar ha inoltre sottolineato che l’industria della creatività è il terzo settore per occupazione in Europa, mentre per esempio l’industria automobilistica è all’ottavo posto”.

“Quello musicale è stato il primo settore economico ad essere violentemente impattato dalla rivoluzione digitale e l’impatto è stato devastante. 

Siamo stati inondati per anni da una serie di studi farlocchi che dicevano che la condivisione aiuta a far crescere l’industria discografica. Falso.

Ma questi studi hanno annebbiato la nostra coscienza.

L’idea che il frutto della creatività debba essere gratuito è sbagliata”.

La musica ha sempre più successo: il prodotto funziona tantissimo ma noi ci stiamo impoverendo, perché qualcun altro sta guadagnando su quello che realizzano autori e produttori.

Questo è semplicemente ingiusto. Quello che è accaduto al comparto musicale succederà a catena anche agli altri comparti: tv, cinema, editoria, etc…”

Per scaricare il report pubblicato da SIAE e Roland Berger, clicca QUI

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L’IMPATTO DEL DIGITALE SUL GIORNALISMO ITALIANO. Scarica la ricerca pubblicata da Burson Marsteller

copertina news

Burson-Marsteller e Human Highway hanno pubblicato Newsruption.

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Questo rapporto analizza il cambiamento prodotto dal digitale nel modo d’informarsi degli italiani e l’emergere di un nuovo modello di consumo dell’attualità guidato da una nuova dinamica di produzione, distribuzione e interazione con le notizie.

copertina il declino
La condivisione online dell’informazione è entrata a far parte della quotidianità degli italiani.

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Si assiste a una media di 30 milioni di condivisioni mensili che si sviluppano a partire dai 100mila articoli di attualità prodotti dalle 100 principali testate d’informazione online.

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E il 55% delle condivisioni sui social network è relativo ad articoli pubblicati sui siti web dei quotidiani cartacei, a fronte di un crollo nel consumo dell’informazione su carta.

calo copie cartacee.
Il risultato più evidente dell’indagine è che gli italiani oggi scelgono prevalentemente il web e le app per informarsi, anche se a generare la domanda di informazione è poco meno della metà  popolazione connessa a internet.

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Il 17,6% legge abitualmente i quotidiani in formato cartaceo, ma chi ha fatto esperienza di lettura dell’informazione di attualità sia su carta che online mostra una decisa preferenza (75%) per i prodotti digitali rispetto alla carta (16,2%).

la fonte di informaizone in caso di evento

Il ruolo dominante è però ancora quello della TV: quasi metà delle persone ricorda di avervi appreso una notizia rilevante.
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Ma Facebook ha un tasso di crescita impressionante

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alla domanda quale fonte.

Da solo, Facebook ha raggiunto una capacità informativa – in termini di utenti raggiunti –quasi pari a quella di tutto il sistema italiano dei quotidiani online e copre il 96% delle condivisioni degli articoli di attualità,copertina la condivisione sui sociallasciando pochissimo spazio a Twitter e qualche punto decimale a Google+ (in calo) e a LinkedIn (in crescita).

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Ecco la presenza social delle principali testate giornalistiche italiane.

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FanPage è un punto di riferimento per tutti gli addetti ai lavori.

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tabella social e quotidiani

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Per scaricare il rapporto di Burson Marsteller e Human Highway, clicca QUI

Editoria & Giornalismo

HAI PRESENTE QUEI GIOVANI CHE STANNO SEMPRE A SMANETTARE ? Ecco chi sono e cosa fanno. Scarica senza indugio il report pubblicato dal Censis.

millenails

Il Censis ha pubblicato una nuova ricerca:
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«Vita da Millennials: web, new media, startup e molto altro.

Nuovi soggetti della ripresa italiana alla prova»

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Quasi 32.000 nuove imprese nate nel secondo trimestre del 2015 sono state fondate da un under 35, cioè sono state aperte più di 300 imprese al giorno guidate da giovani.

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Un terzo di tutte le imprese avviate nel trimestre fa capo a un giovane.

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Lo stock complessivo di imprese di giovani è oggi pari a 594.000, cioè costituiscono il 9,8% del tessuto imprenditoriale del Paese.

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Alle barriere di accesso al mercato del lavoro e ai rischi di incaglio nella precarietà, i Millennials italiani hanno opposto una forza vitale partendo da una potenza italiana consolidata: l’imprenditorialità.

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La voglia di impresa è trasversale ai territori, inclusi i più critici, perché anche nel Mezzogiorno il 40,6% delle imprese nate nel trimestre è riconducibile a un giovane, con un tasso di crescita del 3,5% rispetto al trimestre precedente.

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Sono 2,3 milioni i Millennials che svolgono un lavoro di livello più basso rispetto alla propria qualifica.

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Un milione di Millennials ha cambiato almeno due lavori nel corso dell’anno, 1,2 milioni dichiarano di aver lavorato in nero negli ultimi dodici mesi, 1,8 milioni hanno svolto lavoretti pur di guadagnare qualcosa, 1,7 milioni nell’ultimo anno hanno lavorato con contratti di durata inferiore a un mese, 4,4 milioni hanno fatto stage non retribuiti.

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Pur di entrare nel mondo del lavoro e «stare in partita», tanti Millennials si accontentano di impieghi lontani dal loro percorso di formazione, anche in nero.

si adattano a un lavoro più basso

Altro che troppo choosy: si tratta di un’adattabilità sociale sommersa e poco riconosciuta.

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I Millenials lavorano tantissimo.

 lavorano tanto

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Per scaricare la ricerca del Censis, clicca QUI

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