Qual è la soddisfazione dei lavoratori italiani sullo stipendio?
Quale il pacchetto retributivo che rende più felici?
Jobpricingha pubblicato il SALARY SATISFACTION REPORT 2015.
Lo stipendio è uno degli elementi principali di soddisfazione nel lavoro (seppur non sia l’unico).
La gratificazione del lavoratore rispetto alla propria remunerazione è influenzata infatti da diverse dinamiche, alcune strettamente legate alla composizione del pacchetto retributivo, altre intangibili e non direttamente connesse a quest’ultimo.
L’obiettivo di questa indagine è volto a misurare quanto i lavoratori dipendenti italiani sono soddisfatti della loro retribuzione e quali sono i principali fattori che possono impattare su questa opinione.
Per scaricare l’indagine di JobPricing, clicca QUI
L’Ufficio legale-legislativo di Federalberghi ha pubblicato una interessante guida agli incentivi fiscali per le ristrutturazioni degli esercizi ricettivi.
Tra i temi trattati:
– il credito d’imposta per la digitalizzazione;
– la ‘Nuova Sabatini’;
– le agevolazioni fiscali sul risparmio energetico.
È questo uno dei principali contenuti del nuovo numero di Turismo d’Italia, la rivista dell’ospitalità di Federalberghi.
La guida si trova a pagina 27 del documento che puoi scaricare QUI
In questi ultimi mesi sono nate molte attività di Home Restaurant.
Privati cittadini mettono a disposizione la propria casa e cucinano pranzi e cene per ospiti paganti.
Bene, il Ministero dello Sviluppo Economico precisa che:
“…L’attività in discorso, ad avviso della scrivente, anche se esercitata solo in alcuni
giorni dedicati e tenuto conto che i soggetti che usufruiscono delle prestazioni sono in
numero limitato, non può che essere classificata come un’attività di somministrazione di alimenti e bevande, in quanto anche se i prodotti vengono preparati e serviti in locali privati coincidenti con il domicilio del cuoco, essi rappresentano comunque locali attrezzati aperti alla clientela.
Infatti, la fornitura di dette prestazioni comporta il pagamento di un corrispettivo e, quindi, anche con l’innovativa modalità, l’attività in discorso si esplica quale attività economica in senso proprio…
Ciò significa che, previo possesso dei requisiti di onorabilità nonché professionali di cui all’articolo 71 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59 e s.m.i., detti soggetti sono tenuti a presentare la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio di Attività)
o a richiedere l’autorizzazione, ove trattasi di attività svolte in zone tutelate…..”
Per scaricare la nota del Ministero dello Sviluppo Economico, clicca QUI
ManpowerGroup ha tracciato una classifica delle aree aziendali che nei prossimi anni faranno incetta di nuove assunzioni nel turismo.
Il report si chiama “WORK IN TOURISM. Future Jobs Trend in Tourism.”
E’ stato coinvolto un campione di 700 aziende (400 italiane e 300 estere).
In Italia, il 54 per cento dei neoassunti finiranno nella produzione con una prevalenza nei ruoli di cucina, sala e accoglienza, oltre che di logistica.
L’11 per cento di chi cerca lavoro nel turismo potrebbe invece trovare terreno fertile nel settore del Marketing & Comunicazione, seguito dall’area commerciale sia tradizionale che online.
Guardando oltre i confini nazionali, all’estero è proprio l’area commerciale a trattenere il 32 per cento delle nuove assunzioni, soprattutto per quanto riguarda l’area venditacon i canali online e offline.
A seguire si cercano figure in comunicazione e marketing, nel settore dell’accoglienza al front office e nell’amministrazione in area IT.
Il 23 giugno 2015 Instagram ha introdotto l’opzione di ricerca Places Search che consentirà di trovare le foto in base alla località.
La nuova opzione “Search”, consentirà di ricercare Persone, Luoghi e Tags in un’unica casella di ricerca.
Questo il comunicato al momento di scaricare la nuova versione di Instagram.
Il social network dedicato alla fotografia sembra sempre di più specializzarsi puntando su una identità editoriale.
Dopo aver potenziato l’accesso al social da Desktop e aver introdotto le emoji nelle didascalie e negli hastag la direzione sembra sempre di più quella di rendere il social uno strumento di navigazione fra le notizie-fotografiche.
Instagram 7.0 è già disponibile sugli app store di Apple e Android.
Il 40% dell’olio extra vergine di oliva italiano è qualitativamente superiore rispetto al resto della produzione nazionale.
Non significa solo qualità organolettica, ma soprattutto frutto di una filiera che, in tutti i suoi passaggi – dalla terra, alla molitura, alla distribuzione – riserva le giuste attenzioni verso l’ambiente, il capitale umano, la gestione delle risorse e dei rifiuti, che riduce i fitofarmaci, adotta certificazioni, rispetta i parametri di qualità salutistica.
Lo dice il primo PIQ – Prodotto interno qualità sulla filiera oleicola, realizzato da Fondazione Symbola e CREA in collaborazione con Coldiretti e Unaprol.
Per misurare la qualità della filiera, Symbola e CREA hanno messo insieme 102 indicatori che rappresentano il più completo set informativo sulle diverse fasi produttive dell’olio.
Alcuni dimostrando tendenze positive – come il contenimento dei costi di consumo dell’acqua, la certificazione biologica, la quota di olio recuperato sul totale distribuito – che vengono soppesati con segnali d’allarme quando nella filiera qualcosa non torna.
Attualmente si osserva dunque una polarizzazione del marcato: da una parte troviamo le imprese che scelgono la qualità, e fanno crescere il valore del loro prodotto; dall’altra ci sono quelle che, in difficoltà, tagliano sulla qualità puntando alla quantità.
Che differenza passa allora tra una bottiglia d’olio extravergine di oliva da 3 euro e una da 9?
La diversità sta nel sapore, ovviamente, e anche in parametri importanti come i polifenoli, lo squalene, il rapporto acido oleico/linoleico sui quali i diversi olii hanno valori che possono essere variare anche molto.
Sono efficienti e soprattutto sono capaci di anticipare le mosse del mercato.
È questo l’identikit delle 483 eccellenze italiane, ovvero quelle imprese che più di altre hanno saputo compiere un salto di qualità.
Si tratta di imprese in grado di produrre performance di crescita, di redditività e di solidità patrimoniale da 2 a 10 volte superiori rispetto alla media.
A censirle il rapporto annuale dell’Osservatorio PMI di Global Strategy, società di consulenza strategica e finanziaria, che è stato presentato ieri a Milano e che ha analizzato oltre 40mila imprese italiane manifatturiere e di servizi.
Quest’anno le “imprese eccellenti” sono state ben 156 in più rispetto allo scorso anno, con un incremento del 47,7%.
Si tratta di aziende che hanno registrato un incremento medio del valore di produzione del 170% nel quinquennio, uno sviluppo più che proporzionale di redditività (Ebitda +212%, ROI +168%) e patrimonializzazione, con una accelerazione significativa nell’ultimo biennio, e aspettative di ulteriore sviluppo nei prossimi tre anni.
Sono inoltre prevalentemente imprese di proprietà familiare (92,5%), dove l’importanza del fattore umano (questo il tema dell’incontro in cui è stato presentato lo studio) si è dimostrata centrale per far fronte alle sfide della competitività nazionale e internazionale.
In oltre 6 casi su 10 (57,8%) sono aziende presenti sul mercato da più di un quarto di secolo.
Il Rapporto dell’ILO sul lavoro minorile 2015 sottolinea gli stretti collegamenti tra il lavoro minorile e i risultati dell’occupazione giovanile, e anche la necessità di stabilire politiche che rispondano simultaneamente alla doppia sfida nei paesi in cui prevalgono i problemi del lavoro minorile e dell’occupazione giovanile.
Il rapporto presenta prove empiriche di come il lavoro minorile, associato con una istruzione limitata, può aumentare la vulnerabilità dei giovani e accrescere le loro difficoltà nella transizione verso lavori di qualità.
Il rapporto esamina anche dati sul modo in cui il collegamento tra lavoro minorile e occupazione giovanile può produrre un effetto inverso: cioè le difficoltà dei giovani nel mercato del lavoro possono rendere meno attrattivo l’investimento personale nell’istruzione in quanto alternativa al lavoro minorile nella prima fase del ciclo di vita.
Il terzo punto di attenzione del rapporto è quello del lavoro pericoloso presso gli adolescenti tra i 15 e i 17 anni.
I risultati indicano che, fra gli adolescenti tra i 15 e i 17 anni che sono occupati, una percentuale preoccupante esegue lavori pericolosi: questi giovani sono quindi minori lavoratori.
L’insieme dei risultati presentati nel rapporto dimostra all’evidenza che non è possibile separare la sfida per i giovani di trovare un lavoro dignitoso da quella di eliminare il lavoro minorile nella fase anteriore del ciclo di vita.
In altre parole, eliminare il lavoro minorile è in sé un obiettivo politico fondamentale ma anche un necessario punto di partenza per realizzare il lavoro dignitoso per tutti.
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