
La crisi travolge i lavoratori autonomi.
Quelli che – secondo la Cgia di Mestre – nel 2014 sono stati colpiti più di tutti dalla povertà in ambito professionale.
L’anno scorso il 24,9% delle famiglie con reddito principale da lavoro autonomo ha vissuto con una disponibilità economica inferiore a 9.455 euro annui, ovvero sotto la soglia di povertà definita dall’Istat.
Negli ultimi anni, il reddito degli autonomi è calato del 10,6%.
Quando un lavoratore dipendente perde momentaneamente il posto di lavoro può disporre di diverse misure di sostegno al reddito e nel caso venga licenziato può contare anche su una indennità di disoccupazione.
Un autonomo, invece, non ha alcun paracadute.
Una volta chiusa l’attività è costretto a rimettersi in gioco affrontando una serie di sfide per molti versi impossibili.
La CGIA fa notare che dall’inizio della crisi (2008) al primo semestre di quest’anno, gli autonomi (ovvero, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i commercianti, i liberi professionisti, i coadiuvanti familiari, etc.) sono diminuiti di quasi 260 mila unità: del 4,8 per cento.


