Categoria: Consulenza & Libere Professioni
IN ITALIA 7 MILIONI DI DONNE HANNO SUBITO VIOLENZA. Leggi il rapporto pubblicato dall’Istat
La violenza contro le donne è fenomeno ampio e diffuso.
6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale, il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni.
Il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% forme più gravi di violenza sessuale come stupri e tentati stupri.
Sono 652 mila le donne che hanno subìto stupri e 746 mila le vittime di tentati stupri.
I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi.
Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente.
Gli autori di molestie sessuali sono invece degli sconosciuti nella maggior parte dei casi (76,8%).
Il 10,6% delle donne ha subìto violenze sessuali prima dei 16 anni.
Considerando il totale delle violenze subìte da donne con figli, aumenta la percentuale dei figli che hanno assistito ad episodi di violenza sulla propria madre.
3 milioni 466 mila donne hanno subìto stalking nel corso della vita, il 16,1% delle donne.
Di queste, 1 milione 524 mila l’ha subìto dall’ex partner, 2 milioni 229 mila da persone diverse dall’ex partner.
Per scaricare il rapporto dell’Istat, clicca QUI
TUTTI I NUMERI DELL’IMMIGRAZIONE IN ITALIA E NEL MONDO. Leggi il rapporto pubblicato da Caritas e Fondazione Migrantes
Caritas e Fondazione Migrantes hanno pubblicato il XXIV Rapporto Immigrazione .
L’immigrazione in Italia è prevalentemente giovane, il 23,9 per cento dei permessi di soggiorno nel 2014 riguarda soggetti che hanno un’età fino a 17 anni, sono compresi anche i minori non accompagnati.
Le altre fasce di età più numerose sono quelle che vanno dai 35 ai 39 anni (11,7%), e dai 30 ai 34 anni (11,6%).
Gli stranieri rappresentano l’8,1 per cento della popolazione italiana, all’inizio del 2014 erano 4.922.085 quelli registrati sul territorio nazionale, il 53,7 per cento sono donne.
Europa e Asia ospitano il 62% del totale dei migranti internazionali.
Per scaricare le slide di sintesi, clicca QUI
Per scaricare il rapporto completo, clicca QUI
SU INSTAGRAM ARRIVANO I NUOVI BOTTONI DI INVITO ALL’AZIONE. Ecco di cosa si tratta
Instagram vuole fare soldi.
In questi giorni sono state annunciate importanti novità per le aziende che vogliono promuoversi su questa piattaforma.
Arrivano i nuovi tasti di invito all’azione (Call to Action):
– compra ora
– installa ora una app,
– registrati a una newsletter
– scopri di più su un prodotto.
I tasti rimanderanno al sito dell’inserzionista dove il consumatore potrà anche fare shopping.
Nei prossimi mesi grandi e piccole aziende saranno messe in contatto con target specifici di pubblico grazie a Facebook, che possiede Instagram e che fornirà dati demografici e di interessi degli utenti.
Non solo sesso, età e residenza ma anche gli interessi, le passioni e i luoghi visitati.
Per il momento non sarà possibile comprare prodotti rimanendo all’interno di Instragram…ma presto ci arriveremo.
Ecco l’annuncio ufficiale di Instagram.
LE AZIENDE PIU’ STIMATE IN ITALIA. Scarica lo studio pubblicato dal Reputation Institute
Reputation Institute ha pubblicato Italy RepTrak 2015, lo studio che analizza la reputazione delle maggiori aziende in Italia.
Oggi i consumatori sono in gran parte influenzati dalla dimensione reputazionale di un brand, ovvero da ciò che quel brand è e comunica di essere.
Il buon nome dell’azienda conta più del prodotto, quando si tratta di scegliere che cosa acquistare.
Che la buona reputazione abbia un peso sulle performance di business si sapeva, ma che oggi l’acquisto dipenda per il 61% da come il consumatore percepisce il brande solo per il 39% dal prodotto (a parità di qualità), può suonare come una novità.
I “fattori corporate” – trasparenza, gestione etica, responsabilità sociale, sostenibilità, il modo di fare impresa e i comportamenti verso il pubblico di riferimento – determinano la stima che le persone hanno per un brand, divenuta oggi componente cruciale del processo d’acquisto.
E le aziende che operano in Italia, si evince dallo studio, non godono di una stima elevatissima: il punteggio reputazionale medio nazionale è 66,9, che nella scala del Reputation Institute corrisponde a un valore “medio-moderato”.
L’Italy RepTrak si basa su interviste a 3.200 persone, che si sono espresse sulle 100 maggiori aziende per fatturato operanti in Italia, valutandole secondo una percezione determinata da molteplici input:
– l’esperienza diretta (acquisto di prodotti, utilizzo del customer service, esperienza nel punto vendita, esperienza dell’azienda come posto di lavoro),
– ciò che il brand dice di se stesso attraverso il marketing, la comunicazione e la pubblicità
– ciò che ne dicono terze parti sui media e sui social media (opinion leader, esperti, influencer, ma anche amici e familiari).
Prima in classifica nel 2015 per reputazione, fra le aziende che operano in Italia, è Ferrero (l’anno scorso seconda), che ha saputo distinguersi “per la qualità dei servizi offerti e per la capacità di operare in modo responsabile nei confronti della società e del territorio, in modo trasparente ed etico”.
Al secondo posto BMW, che ha perso il primato del 2014 e al terzo Barilla, che invece è salita di tre posizioni.
Seguono Giorgio Armani, Ikea e De Agostini.
Questi 6 brand, tutti con un punteggio superiore a 80, godono di quella che il RepTrak definisce una reputazione “eccellente”.
Completano la top ten Michelin, Luxottica, Volkswagen e DeLonghi.
Secondo lo studio, la reputazione è condizionata dal settore in cui il brand opera: gli ambiti dei beni aspirazionali, del food o del largo consumo sono certo più attrattivi di quello, per esempio, delle utilities.
E infatti in Italia il primo comparto per reputazione è quello dell’automotive, seguito dai settori della grande distribuzione, del food, dei beni industriali e del turismo.
Da notare però che i pochi brand del turismo che figurano nel ranking a 50 non sono ben posizionati: Costa Crociere è al 42° posto e Alitalia al 43°.
In fondo si trovano banche e trasporti, due settori che in Italia hanno una reputazione mediamente “debole”.
È proprio nei settori meno attrattivi, però, che una reputazione migliore dei competitor può fare la differenza.
Pertanto, dice il Reputation Institute, occorre che le aziende conoscano le specificità del proprio settore e le attese che ne hanno i consumatori – per esempio, alle banche si chiedono comportamenti etici, mentre dai brand del manifatturiero ci si aspetta innovazione – e che su quelle basino le proprie strategie reputazionali.
L’80% delle aziende che operano in Italia, conclude lo studio, è consapevole dell’importanza della reputation economy, ma solo il 20% è pronta per affrontarla e coglierne le opportunità.
Per scaricare il report, clicca QUI
LE PAURE DEGLI IMPRENDITORI ITALIANI. Leggi il rapporto pubblicato da Unioncamere
In questi giorni è stata pubblicata la ricerca “I fenomeni illegali e la sicurezza percepita all’interno del sistema economico italiano“.
L’indagine, realizzata da Unioncamere e Istituto Tagliacarne, è focalizzata sulla percezione da parte delle imprese dell’illegalità economica e della criminalità in Italia.
Gli obiettivi del rapporto ricadono sull’analisi della diffusione territoriale della criminalità economica, le principali concentrazioni del fenomeno nel nostro Paese, i profili di interazione tra criminalità di tipo economico ed ambiente produttivo.
Inoltre, un obiettivo non secondario è la valutazione della percezione di legalità e sicurezza all’interno del sistema economico italiano, con particolare riferimento alle aree metropolitane, alle aree portuali e di frontiera, a quelle con più intensa presenza di operatori economici.
Per scaricare il rapporto, clicca QUI
I FUMATORI IN ITALIA E IN EUROPA. Leggi gli ultimi dati pubblicati dal Ministero della Sanità
Gli italiani sono fra gli europei che fumano meno.
Più virtuosi dei finlandesi e degli svedesi.
É quanto emerge dall’ultimo sondaggio di Eurobarometro, secondo cui la percentuale dei consumatori di tabacco nel nostro paese è del 21%, in fondo alla classifica Ue subito prima della Finlandia (19%) e della Svezia (11%).
Siamo sotto la media europea del 26%, mentre gli ultimi della classe sono i greci (38%) e i bulgari (35%), dove a fare uso delle ‘bionde’ è almeno una persona su tre.
I dati arrivano in vista della Giornata mondiale senza tabacco, domenica 31 maggio.
In Italia aumentano le vendite.
Anche se siamo ‘i più bravi’ in Europa, in Italia aumenta la vendita di sigarette.
Per la prima volta da dieci anni tornano a salire nel 2014 del lo 0,5% le vendite di bionde.
Lo affermano i dati dell’indagine dell’Istituto Superiore di Sanità e del Mario Negri di Milano. “Questo dato – ha spiegato Roberta Pacifici, che dirige l’osservatorio sul fumo dell’Iss – unito al fatto che da dieci anni non varia la percentuale di fumatori ci dicono che le politiche di prevenzione in Italia hanno fallito”.
Più di 11 milioni di fumatori.
Nel nostro paese si contano 11,3 milioni di fumatori attivi: 6,2 milioni sono uomini (il 25,4%); mentre sono oltre 5 milioni le tabagiste (il 18,9%).
Per la prima volta dal 2009, si osserva poi un aumento della prevalenza di giovani donne fumatrici: dal 15,3% del 2013 al 18,9% del 2014.
Non solo, un italiano su 4 è esposto ai pericoli del fumo passivo; l’80% ignora che anche questo possa provocare il cancro del polmone e che sia responsabile di riniti, bronchiti e asma, se gli esposti sono i bambini.
Cala il consumo in Europa.
In generale, il consumo di tabacco è in calo in Europa: rispetto al 2012 si registra una diminuzione del 2%, specie fra i giovani fra i 15 e i 24 anni (4%).
Rimane ferma però a questa stessa fascia di età il momento in cui in media in Europa si comincia a fumare, cioè 17,6 anni.
Un dato “inaccettabile” per il commissario europeo alla Salute, Vytenis Andriukaitis, che è pronto “ad aiutare i Paesi ad affrontare il problema, perché crea costi reali per la società, ma dipende da fattori gestibili di rischio, come nel caso dell’alcol o della cattiva nutrizione”.
Un vizio che continua a uccidere.
Le stime parlano di 700mila morti e di un costo diretto per i sistemi sanitari europei per un totale di oltre 25 miliardi di euro, ogni anno.
Quanto alle novità, le sigarette elettroniche, il 12% degli europei le ha provate, ma solo il 2% ne fa uso, percentuale che scende rispettivamente all’8% e all’1% in Italia. In media nell’Ue sono tanti i giovani che le hanno usate almeno una volta (19% fra 15 e 24 anni, seguiti dal 17% fra 25 e 39 anni), percentuale che rimane rilevante, ma è inferiore, per gli italiani (8% fra 15 e 24 e 13% fra 25 e 39).
Chi le ‘prova’ in Europa in genere lo fa per smettere di fumare (67%), ma soltanto il 21% dei fumatori ha ridotto il consumo e solo il 14% ha smesso.
Per scaricare il report sul fumo, clicca QUI
ECCO LE REGIONI ITALIANE DOVE E’ PIU’ DIFFICILE FARE IMPRESA
La quarta edizione dell’Indice di Disagio Imprenditoriale (2015) realizzato da Fondazione Impresa rimescola la classifica delle difficoltà delle imprese.
È questa volta la Sardegna la regione dove si registra il maggior disagio imprenditoriale.
Secondo questa classifica negativa sono le regioni del Mezzogiorno, in via generale, quelle in cui l’imprenditoria soffre di più anche se la situazione non è favorevole nemmeno nel Centro Italia: oltre al risultato negativo delle Marche si fa presente anche l’8° posto dell’Umbria (nonostante il recupero di 4 posizioni).
Scarica QUI lo studio completo sul Disagio Imprenditoriale 2015.
GOOGLE + INTRODUCE LE RACCOLTE. Ecco come funzionano
Google+ introduce una nuova sezione, chiamata Raccolte.
Si potranno raggruppare tutti i contenuti che riguardano un determinato argomento, così da semplificare e rendere più razionale l’organizzazione dei post.
Per accedere alle Raccolte è sufficiente selezionare l’apposita voce nel menu principale oppure digitare l’indirizzog.co/collections nel browser.
Ci si troverà di fronte ad una schermata in cui sono elencate quelle in primo piano, accessibili con un semplice click.
Ognuna presenta una serie di post relativi ad un tema specifico, ad esempio alle vacanze, al cibo o alla tecnologia, ad uno specifico prodotto o ad una manifestazione.
In questo modo gli utenti possono espandere il proprio bacino di follower e mantenere ordinata la catalogazione di quanto pubblicato.
Ogni Raccolta è un set di contenuti focalizzati su un particolare argomento e fornisce un modo semplice per organizzare ciò che interessa agli utenti.
Ognuna può essere condivisa pubblicamente, privatamente oppure con un gruppo ristretto di persone.
Dopo aver creato la prima Raccolta, il profilo mostrerà una nuova scheda dalla quale gli altri potranno accedervi.
La procedura per creare una Raccolta è molto semplice: basta aprire la sezione e premere il pulsante “Crea una Raccolta”, dopodiché inserire un nome, stabilirne la visibilità (Pubblico, Le tue cerchie, Solo tu o Personalizzato) e fare click su “Crea”.
Al termine del processo, nella pagina del profilo, verrà creata una nuova scheda, che permetterà l’accesso diretto alle Raccolte condivise.
Ecco il link per creare le raccolte su Google+
LA TUA IMPRESA E’ ISCRITTA ALLA CENTRALE ACQUISTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE ? Leggi lo studio pubblicato dalla Consip
La CONSIP ha pubblicato la ricerca: “Piccole e medie imprese tra opportunità e sfide: Consip e altri aggregatori, nuovi canali di accesso alla domanda pubblica”.
Il mercato interno alimentato dalla pubblica amministrazione si apre sempre più alle piccole e medie imprese, che nel 2014 hanno fornito alla Pa, attraverso il ‘Mercato elettronico’ Consip, beni e servizi per 1,3 miliardi.
Sulla piattaforma, segnala la centrale acquisti nazionale, sono registrate 31.363 imprese (+70% sul 2013), nella quasi totalità piccole e piccolissime: le grandi si fermano infatti all’1% mentre il restante 99% è formato per la maggior parte (77%) da micro imprese (le piccole sono il 18%, le medie il 4%).
Dai dati, indicati nel emerge anche che le Pmi sono molto attive anche sul fronte delle gare Consip: piccole e piccolissime rappresentano infatti il 41% delle aziende che partecipano alle gare e il 34% di quelle che se le aggiudicano, segnando livelli “superiori alla media europea”.





















