HAI PRESENTE QUEI GIOVANI CHE STANNO SEMPRE A SMANETTARE ? Ecco chi sono e cosa fanno. Scarica senza indugio il report pubblicato dal Censis.

millenails

Il Censis ha pubblicato una nuova ricerca:
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«Vita da Millennials: web, new media, startup e molto altro.

Nuovi soggetti della ripresa italiana alla prova»

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Quasi 32.000 nuove imprese nate nel secondo trimestre del 2015 sono state fondate da un under 35, cioè sono state aperte più di 300 imprese al giorno guidate da giovani.

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Un terzo di tutte le imprese avviate nel trimestre fa capo a un giovane.

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Lo stock complessivo di imprese di giovani è oggi pari a 594.000, cioè costituiscono il 9,8% del tessuto imprenditoriale del Paese.

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Alle barriere di accesso al mercato del lavoro e ai rischi di incaglio nella precarietà, i Millennials italiani hanno opposto una forza vitale partendo da una potenza italiana consolidata: l’imprenditorialità.

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La voglia di impresa è trasversale ai territori, inclusi i più critici, perché anche nel Mezzogiorno il 40,6% delle imprese nate nel trimestre è riconducibile a un giovane, con un tasso di crescita del 3,5% rispetto al trimestre precedente.

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Sono 2,3 milioni i Millennials che svolgono un lavoro di livello più basso rispetto alla propria qualifica.

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Un milione di Millennials ha cambiato almeno due lavori nel corso dell’anno, 1,2 milioni dichiarano di aver lavorato in nero negli ultimi dodici mesi, 1,8 milioni hanno svolto lavoretti pur di guadagnare qualcosa, 1,7 milioni nell’ultimo anno hanno lavorato con contratti di durata inferiore a un mese, 4,4 milioni hanno fatto stage non retribuiti.

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Pur di entrare nel mondo del lavoro e «stare in partita», tanti Millennials si accontentano di impieghi lontani dal loro percorso di formazione, anche in nero.

si adattano a un lavoro più basso

Altro che troppo choosy: si tratta di un’adattabilità sociale sommersa e poco riconosciuta.

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I Millenials lavorano tantissimo.

 lavorano tanto

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Per scaricare la ricerca del Censis, clicca QUI

Editoria & Giornalismo I dati Socio-Demografici della popolazione italiana ICT - Information & Communication Technology Social Media, Web Marketing & E-Commerce

I RAGAZZI INVISIBILI. Leggi il report con gli ultimi dati allarmanti sui NEET.

Copertina NEET

WeWorld ha presentato in questi giorni la prima indagine nazionale sul fenomeno dei Neet:

“GHOST. Indagine sui giovani che non studiano, non lavorano o non si formano”.
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Un progetto che indaga il fenomeno della dispersione scolastica attraverso diverse tecniche di indagine.

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Il tema Neet è sempre più oggetto di attenzione da parte di istituzioni e Media, sia nazionali che europei.

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Cresce l’attenzione ma cresce, anche, la sensazione della pericolosità nell’usare genericamente questa terminologia, in quanto appare, sempre più chiaramente, che tale termine è un contenitore di situazioni diversissime e che eccessive generalizzazioni corrono il rischio di etichettare in senso negativo e indistinto la situazione specifica di molti giovani.

ripartizione giovani

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Da qui nasce il progetto di ricerca.

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Continua infatti ad aumentare la quota di giovani fuori dal processo formativo e produttivo del Paese: Neet (Not in Education, Employment or Training), giovani non più inseriti in un percorso scolastico/formativo ma neppure impegnati in un’attività lavorativa.

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“IO DISPERSO SCOLASTICO E NEET”.

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Ad emergere da Ghost è una preoccupante correlazione tra questo fenomeno e la dispersione scolastica:

Un ragazzo su quattro, tra quelli considerati NEET, infatti, ha alle spalle un percorso scolastico legato all’abbandono scolastico.

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La dispersione scolastica nel nostro Paese ha assunto dimensioni allarmanti, con il 15% di ragazzi che abbandonano gli studi, l’Italia è in fondo alla classifica europea la cui media è pari al 11,7%, e continua a scontare un gap con gli altri Paesi, come ad esempio la Germania dove la quota è sensibilmente più bassa (9,5%), o la Francia (8,5%) e il Regno Unito (11,8%).

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I NEET sono molto presenti nelle regioni del Sud Italia dove vi sono regioni ben lontane dalla media europea (Sardegna 31,8 , Campania 36,4%, Puglia 34,1%, Sicilia 39,7).

ripartizione per regioni

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I percorsi scolastici accidentati (segnati da bocciature, interruzioni, cambi di indirizzo, etc.) sono spesso precursori della condizione di Neet, alla quale sappiamo che concorrono altri fattori importanti: la condizione economica e sociale d’origine, la situazione famigliare e personale (disoccupazione di uno dei genitori, separazione, malattia…), il contesto economico nazionale.

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In particolare rispetto al loro percorso di studi, la famiglia assume un ruolo determinante e quasi deterministico genitori con titolo di studio basso avranno con ogni probabilità figli poco istruiti.

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Sono state raccolte in modo approfondito le storie di 42 ragazzi in sette città: Torino, Milano, Pordenone, Palermo, Napoli, Roma, Bari.
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Nelle storie dei Neet è poco presente la partecipazione a realtà associative e gruppi organizzati siano essi di tutela ambientale, sport, cultura, politica o impegno sociale o solidaristico.

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La scuola, intesa come ambiente educativo appare poco presente e poco viva.

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Emerge la fisionomia di scuola che non entusiasma e crea poca appartenenza.

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Appare quasi del tutto assente l’esperienza dell’orientamento scolastico sia nel passaggio verso le superiori sia verso percorsi successivi.

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Il POFT (Piano dell’Offerta Formativa Triennale) delle scuole di primo e secondo grado dovrebbe darsi obiettivi inclusivi da raggiungere con un’offerta variegata che tenga conto delle specificità sociali della propria utenza, con l’impegno ad accompagnare al termine del percorso di studi un numero sempre maggiore di studenti.

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Per scaricare il report di WEWorld, clicca QUI

I dati Socio-Demografici della popolazione italiana Scuola

SIAMO NOI ITALIANI I VERI EMIGRANTI. Scarica il rapporto pubblicato da MIGRANTES

copettina migrantes

La Fondazione Migrantes ha presentato in questi giorni il Rapporto Italiani nel mondo 2015.
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Ogni anno cresce il numero degli italiani che fanno le valigie e si trasferiscono all’estero.

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Nel 2014 gli espatri sono stati 101.297, con una crescita del 7,6% rispetto al 2013.

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Ad andarsene sono stati in prevalenza uomini, il 56%, per lo più non sposati, il 59,1%, tra i 18 e i 34 anni, il 35,8%.

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Sono partiti soprattutto dal Nord Italia e per 14.270 di loro la meta preferita è stata la Germania; a seguire il Regno Unito dove si sono trasferiti in 13.425.

Cittadini iscritti all'AIRE

Il 51,4% di loro è di origine meridionale, con un primato della Sicilia che conta 713.483 persone che hanno lasciato l’isola.

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Negli ultimi anni però anche chi viene dal Nord ha iniziato a preparare le valigie, tanto che tra i connazionali espatriati nel 2014, la maggior parte proviene dalla Lombardia, precisamente 18.425.

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Seguono la Sicilia con 8.765 persone emigrate, il Veneto con 8.720, il Lazio con 7.981 e il Piemonte con 7.414.
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In 10 anni i flussi migratori sono cresciuti del 49%. 

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Nell’ultimo decennio l’emigrazione italiana è cresciuta notevolmente, passando dai 3.106.251 iscritti all’Aire nel 2006 ai 4.636.647 iscritti nel 2015, per un incremento pari al 49,3%.

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Molti di questi, sanno già che non riusciranno a tornare in Italia.

motivazione espatrio

Per scaricare il rapporto pubblicato da Migrantes, clicca QUI

Emigrazione & Immigrazione I dati Socio-Demografici della popolazione italiana