
L’ITALIA È ALL’ULTIMO POSTO COME NUMERO DI LAUREATI. Scarica il Rapporto OCSE con tutti i numeri (568 pagine)

L’OCSE ha presentato il Rapporto “Education at a glance”.
Nella classifica dei 34 Paesi più industrializzati del mondo, l’Italia è ultima per numero di giovani laureati e quartultima per soldi investiti nell’università in rapporto al Pil.
I numeri relativi all’istruzione superiore sono quelli che preoccupano di più, perché rischiano di condannare il Paese a un lento ma inarrestabile declino economico.
Se i laureati sono così pochi è anche perché da noi l’equivalente del bachelor (la laurea triennale) è considerato di fatto solo come un gradino intermedio in vista della laurea magistrale.
I percorsi professionalizzanti come gli Its restano percentualmente marginali.
In Italia purtroppo il tessuto industriale è fatto di piccole e medie imprese.
Queste ultime assumono pochi laureati.
Il vantaggio relativo della laurea ai fini di un impiego si è assottigliato al punto da essersi rovesciato.
Il tasso di occupazione di chi ha fatto l’università è di un punto percentuale inferiore a chi ha solo il diploma (62% contro il 63%).
Alla base di tutti questi ritardi, sta il dato di fondo della estrema scarsità di risorse investite: appena lo 0,9% del Prodotto interno lordo.
E’ la metà del Regno Unito (1,8%) e comunque molto meno della Germania e della Francia (1,2% e 1,4%).
Francesco Avvisati e Gabriele Marconi sono gli autori della sezione italiana del rapporto OCSE.

Scarica QUI il file in powerpoint con le loro considerazioni sul sistema educativo italiano.
Per scaricare la sintesi del rapporto in lingua italiana, clicca QUI
Per scaricare l’intero rapporto dell’OCSE in lingua inglese, clicca QUI
LA SHARING ECONOMY IN ITALIA. Leggi la ricerca pubblicata da Collaboriamo

Collaboriamo è una società di informazione e consulenza sull’economia collaborativa.
In questi giorni ha pubblicato il rapporto “Sharing economy: la mappatura delle piattaforme italiane 2015”.
I risultati sono stati diffusi durante la manifestazione SharItaly a Milano.
I risultati sono positivi perché le piattaforme operative sono oggi 187, ossia il 35,5% in più rispetto a 12 mesi fa, e tra queste 118 crescono a ritmi superiori al 20%.
Il 77% delle piattaforme è a proprietà italiana
I settori in cui si concentrano maggiormente le aziende dell’economia collaborativa italiana sono sempre quelle dei trasporti, che rappresentano il 19% del totale, lo scambio di beni di consumo (15%), il turismo (15%), l’alimentare (9%) e da quest’anno anche la cultura (9%).
“Le piattaforme di sharing economy continuino a crescere in tutti i settori, a dimostrazione che la sharing economy non sia un settore ma un modello di servizio che si applica in tutti gli ambiti – spiega Marta Mainieri, ideatrice e curatrice insieme a Ivana Pais di Sharitaly.
Le piattaforme di sharing italiane sono ancora molto giovani, la maggior parte ha poco più di due anni di vita”.
Non a caso, secondo le stime elaborate la domanda ha ancora molti margini di crescita.
La metà delle piattaforme di sharing ha infatti meno di 5mila utenti, anche se l’11% ne registra però oltre 100mila.
Un numero che inizia a permettere alle piattaforme di innescare circoli virtuosi.
Per scaricare la ricerca, clicca QUI
RICCHEZZA & POVERTÀ IN ITALIA. Ecco il documento pubblicato dall’Istat

L’Istat ha diffuso in questi giorni il report su “Reddito e condizioni di vita”.
Il 28,3% degli italiani nel 2014 è a rischio povertà o esclusione sociale.
Significa che oltre un residente nel nostro Paese su quattro ha sperimentato una delle seguenti condizioni:
– rischio di povertà;
– grave deprivazione materiale;
– bassa intensità di lavoro.
Rispetto al 2013, è diminuita la quota dei nuclei molto poveri ma il calo è compensato dall’aumento della percentuale di chi vive in famiglie a bassa intensità di lavoro.
Per scaricare il report dell’ISTAT, clicca QUI
QUANTO RIMANE AGLI AUTORI DEI CONTENUTI CULTURALI PUBBLICATI ON LINE? Scarica la ricerca pubblicata da Roland Berger e SIAE

“La ricchezza generata dai contenuti culturali non torna in misura ragionevole a chi ha contribuito a crearla: gli autori.
In Italia c’è un value gap di almeno 369 milioni per chi crea”.
Lo ha detto il Presidente Designato Filippo Sugar in occasione della “puntata zero” di Hackathon 2016, il Festival globale dell’economia digitale presentato a Trani il 21 novembre.
In questa occasione, sono stati presentati i risultati di uno studio sostenuto da SIAE e realizzato da Roland Berger sul tema “Il contenuto culturale nell’ambiente online”.
La ricerca analizza il modello di business degli intermediari tecnici e il “divario nella generazione di valore”, ovvero il value gap.
Lo studio è stato commissionato dalla Società Italiana degli Autori ed Editori con l’obiettivo di stimare l’impatto sui ricavi degli intermediari tecnici (motori di ricerca, aggregatori di contenuti, social network, servizi cloud) legato ai contenuti culturali.
Il documento ha messo in evidenza che il 27% del valore dei consumi culturali (pari a 369 milioni di euro) non viene trasferito agli autori.

In Europa la percentuale è del 23% e il valore non trasferito agli autori è pari a 4.980 milioni di euro.

Sugar ha inoltre sottolineato che “l’industria della creatività è il terzo settore per occupazione in Europa, mentre per esempio l’industria automobilistica è all’ottavo posto”.
“Quello musicale è stato il primo settore economico ad essere violentemente impattato dalla rivoluzione digitale e l’impatto è stato devastante.
Siamo stati inondati per anni da una serie di studi farlocchi che dicevano che la condivisione aiuta a far crescere l’industria discografica. Falso.
Ma questi studi hanno annebbiato la nostra coscienza.
L’idea che il frutto della creatività debba essere gratuito è sbagliata”.
La musica ha sempre più successo: il prodotto funziona tantissimo ma noi ci stiamo impoverendo, perché qualcun altro sta guadagnando su quello che realizzano autori e produttori.
Questo è semplicemente ingiusto. Quello che è accaduto al comparto musicale succederà a catena anche agli altri comparti: tv, cinema, editoria, etc…”
Per scaricare il report pubblicato da SIAE e Roland Berger, clicca QUI
LA GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI IN ITALIA E NELL’U.E. Scarica il nuovo rapporto pubblicato dall’ISPRA

ISPRA ha pubblicato il nuovo Rapporto sui Rifiuti Urbani.
Complessivamente, la produzione di rifiuti nel 2014 ha visto un leggero incremento, arrivando a poco più di 29,65 milioni di tonnellate, +0,3% rispetto al 2013.
In leggera crescita anche la produzione procapite dei rifiuti, che nel 2014 è pari a 487,8 chili per abitante all’anno.
La raccolta differenziata vede un miglioramento nell’ultimo anno, sia in valori assoluti – pari a 13,4 milioni di tonnellate – sia in percentuale rispetto al totale dei rifiuti prodotti, che arriva al 45,2%.
Il tasso di raccolta differenziata resta però largamente inferiore agli obiettivi target che erano stati indicati nel 2006 per il periodo 2006-2012.
In particolare, l’obiettivo del 45% di raccolta differenziata era il tasso che si prevedeva di raggiungere entro il 2008, mentre entro il 2012 si sarebbe dovuti arrivare al 65 per cento.
Nella disaggregazione regionale emergono tuttavia alcune eccellenze, soprattutto di Veneto e Trentino Alto Adige, con, rispettivamente, 67,6% e 67% per cento.
Si tratta delle uniche regioni dove il tasso di raccolta ha superato il target fissato per il 2012.
Le più indietro sono Sicilia e Calabria, con rispettivamente un tasso del 12,5% e del 18,6 per cento.
Per scaricare il rapporto dell’ISPRA, clicca QUI
L’ITALIA HA LE TASSE PIÙ ALTE IN EUROPA. Scarica il report globale pubblicato dalla Banca Mondiale.

Banca Mondiale e Pwc hanno pubblicato il rapporto «Paying taxes 2016».
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Il total tax rate in Italia resta il più alto in Europa (se si considerano Unione europea e gli Stati dell’area di libero scambio).
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Il carico fiscale complessivo (imposte sui redditi, imposte sul lavoro e contributi obbligatori, imposte sui consumi) per le imprese misurato sull’anno d’imposta 2014 è risultato pari al 64,8% dei profitti commerciali.
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Il rapporto monitora anche il numero di ore necessario a un’impresa tipo per completare tutti gli adempimenti fiscali.
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In Italia ne servono 269 a fronte di una media mondiale di 261 e una media europea di 173.
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Considerando tutti e tre gli indicatori il nostro Paese si piazza al 137° posto in graduatoria su 189 Paesi presi in osservazione.
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Per scaricare il report completo, clicca QUI
Per studiare le tabelle comparative, clicca QUI
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LA CRISI DI COPPIA ARRIVA AL 16° ANNO DI MATRIMONIO. Scarica il report dell’Istat.
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L’Istat ha pubblicato il nuovo Report con i dati relativi a matrimoni, separazioni e divorzi in Italia.
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Nel 2014 sono stati celebrati in Italia 189.765 matrimoni, circa 4.300 in meno rispetto all’anno precedente.
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A diminuire sono soprattutto le prime nozze tra sposi di cittadinanza italiana: 142.754 celebrazioni nel 2014.
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Cresce la presenza dei matrimoni dove almeno uno degli sposi è straniero.
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Al primo matrimonio si arriva sempre più “maturi“: gli sposi hanno in media 34 anni e le spose 31.
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Per quanto riguarda l’instabilità coniugale, i dati del 2013 e del 2014 rivelano che è in atto una fase di “assestamento“.
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Nel 2014 le separazioni sono state 89.303 e i divorzi 52.335.
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In media ci si separa dopo 16 anni di matrimonio, ma i matrimoni più recenti durano sempre meno.
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Per quanto concerne gli alimenti al coniuge, i numeri sono ben diversi da quello che si può immaginare.
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Per scaricare il report dell’Istat, clicca QUI
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TUTTI I NUMERI DEL SISTEMA SANITARIO ITALIANO. Scarica il report pubblicato da Ambrosetti (284 pagine)

La società di consulenza Ambrosetti ha pubblicato il Rapporto Meridiano Sanità.
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I temi principali dell’edizione 2015 sono stati:
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Il contesto della Sanità: una fotografia delle dinamiche evolutive a livello europeo.
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Meridiano Sanità Index: una valutazione multi-dimensionale delle performance del sistema sanitario a livello europeo ed un approfondimento delle differenze tra le Regioni italiane.
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La prevenzione delle patologie ad alto impatto sanitario ed economico.
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L’innovazione farmaceutica: sistemi di valutazione e di accesso in Europa e in Italia.
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Nuovi approcci per finanziare i programmi di prevenzione: il caso degli Social Impact Bond in Israele.
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L’agenda della sanità in Italia e le proposte di Meridiano Sanità.
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Per scaricare il report di Abrosetti, clicca QUI
TUTTI I NUMERI DEL SALENTO. Scarica il report pubblicato dalla Provincia di Lecce

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