Nasce Digital Bros Game Academy, la prima “accademia” per formare sviluppatori e designer dei videogiochi

digital

Digital Bros è una multinazionale italiana attiva nel game entertainment italiano e mondiale.

Lanceranno questo inverno il primo corso di formazione e specializzazione per aspiranti sviluppatori, designer, creativi di videogame.

L’obiettivo è quello di valorizzare i giovani talenti viene affiancato a quello di trovare una risposta concreta alle esigenze dell’industry italiana: attraverso la formazione di figure “job ready”, in grado di aspirare non solo a opportunità di impiego professionale nel settore ma anche a sviluppare progetti imprenditoriali indipendenti.

Digital Bros Game Academy mira quindi a creare un nuovo hub tecnico e creativo di eccellenza nel settore del game entertainment, che contribuisca a innescare lo sviluppo naturale dell’industria e la nascita di un ecosistema virtuoso.

 

Il percorso formativo è articolato attraverso tre diversi corsi di specializzazione post-diploma della durata di un anno (Game Designer, Game Developer e Artist & Animator 2D/3D).

Digital Bros Game Academy metterà inoltre a disposizione dei candidati più meritevoli tre borse di studio per un intero anno di corso, di cui una dedicata all’universo femminile, offerte da Digital Bros e Train2Game, partner di formazione riconosciuto a livello internazionale.

Una caratteristica del percorso è la forte focalizzazione su una parte consistente di laboratori pratici e workshop che affiancheranno la più sintetica parte teorica.

L’obiettivo è di mettere gli studenti in condizione di creare e a gestire lo sviluppo di videogame trasversalmente per tutte le piattaforme – console retail, digitale e mobile, alla fine del corso gli studenti, oltre alla certificazione, avranno a disposizione un proprio portfolio di progetti reali, fondamentale per la fase di avvio della carriera lavorativa.

L’industria dei videogiochi italiana.

L’Italia è ancora una realtà produttiva poco sviluppata nello scenario competitivo internazionale del game entertainment.

Questa industria genera circa il 40% di app di gaming scaricate dalle principali piattaforme Google Play e iOS ed è sostenuta da una spesa dei consumatori corrispondente dell’80% , a livello nazionale e internazionale.

Una recente survey realizzata fra gli utenti di alcune tra le principali community italiane di videogamer sostiene che il 98% degli appassionati, costituiti per quasi la metà da giovani dai 18 ai 25 anni, vorrebbe costruire la propria carriera professionale nel settore dei videogioch, trasformando la propria passione per i videogiochi in una concreta opportunità lavorativa.

Ecco il sito della Digital Bros Academy:

http://www.dbgameacademy.it/

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ECCO LE PROFESSIONI CHE TIRANO QUANDO C’E’ CRISI

ISFOL

“Le professioni in tempo di crisi” è uno studio Istat/Isfol nel quale si evidenzia in particolare i ritardi all’innovazione del nostro sistema produttivo.

I più colpiti dalla crisi sono artigiani e operai specializzati che perdono 555mila occupati nel periodo indicato. Invece le professioni impegnate in attività elementari sia di produzione che di servizio aumentano di 358 mila unità.
Oltre 14 milioni di occupati esprimono la necessità di aggiornare le conoscenze e competenze acquisite o di apprenderne delle nuove.

E solo poco più della metà svolgono almeno una volta l’anno attività di aggiornamento e sviluppo professionale.
Tra le professioni che offrono buone possibilità di realizzare le aspirazioni professionali si annoverano quelle dell’artigianato, come ad esempio gli artigiani coinvolti nella lavorazione del legno, delle pelli e del cuoio.
Molte le categorie professionali che si ritengono insicure e insoddisfatte del proprio lavoro.

Addetti ai call center, telefonisti, personale domestico e venditori a distanza sono i meno soddisfatti per quanto riguarda la propria condizione professionale, secondo quanto rileva lo studio sulle professioni condotto da Istat e Isfol.

Seguono quindi le professioni tecniche nei musei, negli uffici giudiziari e nell’ambito dei servizi statistici.

Gli addetti ai call center sono anche quelli che percepiscono maggiormente l’insicurezza del proprio lavoro, seguiti dalle professioni dello spettacolo.

Per scaricare il report, clicca QUI.

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L’IDENTIKIT DEL CONSUMATORE ITALIANO CHE COMPRA ON-LINE. Leggi l’indagine di Confcommercio

conf

 

 

La Confcommercio ha pubblicato l’indagine “IL NEGOZIO NELL’ERA DI INTERNET“.

 
Secondo questo studio l’utente classico è Maschio, single, sotto i 45 anni, residente in famiglia e in comuni inferiori a 40mila abitanti.

 

Mentre l’acquirente tradizionale è soprattutto donna sopra i 45 anni coniugata e residente in comuni sopra i 40 mila abitanti.

 

Due mondi separati che, tuttavia, sono destinati ad incontrarsi.

 

Almeno secondo i dati sull’e-commerce in Italia che nel 2013 ha registrato una crescita del 15% con un fatturato pari a 12,6 miliardi di euro.

 
Dall’indagine sul negozio nell’era di internet risulta che più della metà dei consumatori (55,6%) dichiara di aver acquistato almeno una vota on line e, nel 54,9% dei casi, ha cercato un prodotto su internet prima di acquistarlo in un negozio tradizionale.

L’indagine ha anche evidenziato due fenomeni corrispondenti a due tipi di consumatori:

 

– Ropo (Research online, purchase offline) che cerca i prodotti su internet e poi li acquista in negozio

 

– Topo (Try offline, purchase online) che prova i prodotti in negozio e poi li compra su internet perchè generalmente costano meno.

 

Fra le ragioni che frenano gli acquisti on line (il 44,4% afferma di non aver mai acquistato on line) la principale è l’impossibilità di provare il prodotto (59,2%) segue la scarsa fiducia nei siti internet (53%) e la mancanza di interazione con il venditore/commesso (43,7%).

 

Seguono: L’assenza di una connessione a internet (38,3%), l’impossibilità di portare via subito il prodotto (27,7%).

Per scaricare la ricerca di Confcommercio, clicca QUI.

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QUELLO CHE I TELEGIORNALI NON DICONO. Leggi il 10° Rapporto di Medici Senza Frontiere

medici

 

Negli ultimi dieci anni, ossia da quando MSF e l’Osservatorio di Pavia indagano sulla copertura mediatica delle crisi umanitarie,lo spazio dedicato dai notiziari di prima serata ai contesti di crisi è crollato dal 16,5% nel 2004 al 2,7% nel primo semestre del 2014.

 

Questo è l’amaro bilancio di Medici Senza Frontiere in occasione della presentazione del 10° Rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media” al Festival della Letteratura di Mantova.

 

Da una recente indagine Eurisko emerge che il 63% della popolazione italiana desidera ricevere dai media più informazioni sulle emergenze umanitarie.

 

Per scaricare il rapporto, clicca QUI.

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IL LAVORO NEI PAESI OCSE. Scarica il rapporto

ocse

 

L’OCSE ha presentato in questi giorni Employment Outlook 2014.

 

In Italia, in Spagna e in Irlanda del Nord oltre il 70% dei giovani ha un lavoro non corrispondente alla qualifica e al proprio campo di studi.

 

La quota scende al 40% in Finlandia e a poco più del 50% in Australia e in Austria.

Percentuali comunque elevate, che testimoniano quanto il “mismatch” – inteso non soltanto come iper o sottoqualificazione ma anche come distanza dalla propria specializzazione – pesi sul mercato del lavoro.

 

L’OCSE raccomanda ai paesi membri di promuovere livelli di istruzione più elevati, insieme con competenze di literacy, numeracy e problem-solving, e di aumentare le occasioni di lavoro per gli studenti.

 

Perché sono ancora troppo pochi i giovani che alternano studio e lavoro e, quando accade, spesso le esperienze lavorative non hanno nulla a che fare con i programmi di studio.

 

Bisogna moltiplicare le iniziative di orientamento e di promozione dell’alternanza scuola-lavoro.

 

Tenendo presente però che le variabili sono tante.

 

L’analisi mostra come in sistemi poco flessibili dal punto di vista della determinazione dei salari i datori di lavoro tendano a impostare il recruitment su caratteristiche facilmente verificabili – come il livello di istruzione e il settore di studio – trascurando l’aspetto delle competenze.

 

Per  scaricare il report dell’OCSE, clicca QUI.

 

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