ISMEA ha presentato in questi giorni il 6° Rapporto sull’Agriturismo.
I risultati della ricerca mostrano un comparto dinamico e vivace con oltre 25.000 strutture agrituristiche autorizzate.
L’agriturismo spicca come una delle più diffuse attività connessa all’agricoltura.
Il nostro sistema agricolo rafforza il suo ruolo multifunzionale, mantenendo il primato europeo in diversi spazi di diversificazione:
– agriturismo
– produzione di energia rinnovabile
– prima lavorazione di prodotti agricoli
– trasformazione di prodotti animali
– fattorie didattiche
– agricoltura sociale.
Le attività connesse rappresentano ormai stabilmente oltre un quinto del valore della produzione agricola, con una crescita, in valore, del 50% negli ultimi quindici anni.
Dal punto di vista della spesa, l’indagine rileva che l’agriturismo crea un indotto.
Ogni 100 euro spesi in servizi agrituristici, altri 40 euro sono investiti dagli ospiti in esperienze di fruizione offerte dal territorio, dall’enogastronomia, alle attrazioni artistiche e culturali, allo sport e all’avventura.
Migliora costantemente l’offerta di servizi agli ospiti degli agriturismi.
I turisti stranieri apprezzano moltissimo questa formula di ospitalità.
La Germania mostra la quota maggiore di flussi in termini di arrivi e presenze (pernottamenti).
Intesa Sanpaolo e il Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi hanno presentato l’Indagine sul Risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2022.
La ricerca analizza il rapporto degli italiani -famiglie, imprese e giovani- con il risparmio.
Lo fa in un momento particolarmente complesso, in cui le conseguenze della pandemia si intrecciano con gli effetti del conflitto russo-ucraino e della crisi energetica.
L’Indagine è basata su interviste condotte da Doxa a famiglie italiane titolari di un conto corrente e quest’anno affianca due focus: uno dedicato agli imprenditori e uno ai giovani.
Di seguito gli highlights dell’indagine:
La quota delle famiglie risparmiatrici supera il 53%, avvicinandosi ai livelli pre-pandemia. Cresce la percentuale di reddito risparmiata: 11,5%, dal 10,9% del 2021.
La sicurezza è al primo posto tra le caratteristiche desiderate degli investimenti (57% del campione), seguita dalla liquidità.
Persiste la tendenza a tenere disponibilità liquide in eccesso per motivi precauzionali: l’improvvisa accelerazione dell’inflazione contribuisce tuttavia a ridurre il grado di soddisfazione associato alla detenzione della liquidità.
Cresce il gradimento per il risparmio gestito: nel 21% dei portafogli del campione è presente almeno un prodotto, sia pure con una marcata differenziazione a livello territoriale.
Si riduce la quota investita in obbligazioni (dal 29% al 23% dei portafogli), mentre resta contenuta (sebbene in leggera crescita) la percentuale degli investitori in azioni (4,8%). Cresce l’interesse verso gli investimenti alternativi (39% del campione), in particolare l’oro (24,8%) e i fondi etici-ESG (13% circa, che sale oltre il 22% tra i laureati).
Gli intervistati appaiono relativamente sereni sul proprio tenore di vita in età anziana. Restano basse le adesioni alla previdenza integrativa (17,6% del campione); ancora più contenuta risulta la diffusione di polizze LTC (14% circa). Appare urgente promuovere una cultura assicurativa diffusa che faccia crescere la consapevolezza dei possibili rischi e delle soluzioni che il mercato può offrire.
Diversi segnali positivi dagli imprenditori per far fronte alla crisi: più del 35,7% ha innovato i propri prodotti; il 39,6% ha accelerato sul fronte della digitalizzazione; il 34,7% ha puntato sulla promozione online e il 23% sulle vendite online.
Debole l’alfabetizzazione finanziaria e assicurativa dei giovani: solo il 2,3% si dichiara molto interessato ai temi dell’economia e della finanza, con un tempo medio dedicato all’informazione su questi argomenti di 17 minuti alla settimana.
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Il 31 ottobre 2022 viene celebrata la 98° giornata internazionale del risparmio.
Come ogni anno Acri presenta un’indagine realizzata in collaborazione con Ipsos.
E’ una fotografia relativa al modo in cui gli italiani gestiscono e vivono il risparmio, alla luce del contesto Paese e della condizione socioeconomica personale.
Il tema di quest’anno sottolinea il valore del risparmio privato in un periodo prolungato di incertezze e di difficoltà causati da:
– PANDEMIA
– GUERRA IN UCRAINA
– CRESCITA DEI PREZZI DELL’ENERGIA.
Ecco i principali indicatori.
Gli italiani sono in maggioranza sostanzialmente soddisfatti della loro situazione economica.
Cresce però la percentuale degli insoddisfatti.
Il tenore di vita nell’ultimo anno è peggiorato per una quota crescente di persone.
La situazione economica per sè stessi e per il nostro paese viene vista in graduale peggioramento.
Crescono le preoccupazioni per il proprio tenore di vita una volta che si andrà in pensione.
E’ in crescita la percentuale di coloro che preferiscono investire sull’OGGI piuttosto che sul DOMANI.
Migliora la percentuale di persone che si sentono più sicure con il ricorso al risparmio.
Sono tanti gli italiani che risparmiano (43%)…
…ma aumentano quelli che sono costretti a indebitarsi.
Sempre più persone prevedono di risparmiare meno in futuro.
La paura del futuro spinge molte persone a mantenere liquidi i propri risparmi.
Si preferisce investire su strumenti finanziari con rendimenti sicuri.
Fra coloro che investono i propri risparmi, si guarda ai seguenti fattori:
Sicurezza del rendimento
Ambiente
Solidità del proponente
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Dopo la pandemia, gli italiani hanno voglia di cambiamento.
A partire dal lavoro, che deve essere più compatibile con le esigenze di vita personale e più appagante sotto il profilo professionale ed economico.
Ecco i principali indicatori dell’indagine promossa dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ed SWG dal titolo: “Italiani e lavoro nell’anno della transizione”.
Il 38% degli italiani è soddisfatto del proprio lavoro.
Stipendi e fisco sono le principali criticità percepite dal campione intervistato
Per la maggioranza degli intervistati, le tecnologie informatiche hanno favorito l’organizzazione del lavoro.
Nell’ultimo anno il 5,5% degli italiani ha cambiato lavoro.
Il 14,4 % sta cercando un nuovo lavoro.
Il 35,1% ci sta pensando.
Ecco i motivi per i quali si vuole cambiare lavoro.
Cosa cerchiamo in un nuovo lavoro?
Una migliore retribuzione ed un maggior equilibrio psicofisico.
Come viene percepito il ricorso allo smart working?
Solo il 16,3 % degli smart workers sarebbe contento di tornare al lavoro in presenza.
Per scaricare la ricerca promossa da Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ed SWG, clicca QUI